domenica 17 dicembre 2006
(segue) Milan: laurea in storia e filosofia
domenica 10 dicembre 2006
(segue) Amelia non ammalia più
(segue) L'unico raggio di luce in questo buio tecnico per l' "ars paratoria" dello Stivale era fino a tempi recenti Marco Amelia. Terzo portiere nella Nazionale che ha trionfato a Berlino, non ha mai giocato in Germania, ma è comunque Campione del Mondo. Un Campione sopratutto del futuro che data la giovane età - appena 25 anni - avrebbe dato granzie all'era D.B. (Dopo Buffon). Tuttavia, complice forse l'essere rimasto controvoglia a Livorno, invece che approdare nelle più quotate Lazio o Palermo, la stella di Marco si sta adombrando. L'uscita a vuoto sul corner che ha regalato il momentaneo 1-0 alla Roma è solo l'ultimo di alcuni episodi non certo in linea con le prestazioni a cui numero uno amaranto aveva abituato i suoi estimatori. E così tornano i fantasmi del ragazzino imberbe che al Lecce alternava buone parate e svarioni imbrarazzanti come un pallonetto subìto da 40 metri. Amelia deve ritorvarsi, magari fuori da Livorno. Carlo di Inghilterra insegna: il rischio è diventare un eterno erede che non arriva mai al trono. giovedì 23 novembre 2006
Dalla Russia...con lavoro
giovedì 16 novembre 2006
Venezia

Visse da gran dama
E lo fa tutt'ora
Nel suo essere unica
Equilibrio tra mare e terra
Zecchini, gondole, carnevale
Irride l'ovvio
Ammirandosi bella
Unica. Questo è forse l'unico aggettivo che può essere attribuito a Venezia senza scadere troppo nella banalità o nella retorica. Anche perchè proprio la banalità è la cosa più lontana da chi ha strade d'acqua, imbarcazioni asimmetriche, una cattedrale che pare più una moschea e un Carnevale sì festoso, ma anche malinconico. Una meraviglia nata dalla necessità e dall'incoscienza e nutrita col genio e l'abilità mercantile. Un equilibrio magico e fragile. Una città che ha dominato i mari perchè del mare è amante e sposa, da sempre.
Il Canal Grande è un'incantevole e sinuosa creatura che mostra le grazie dei suoi stupendi palazzi sorti dalle acque, come Venere. Piazza San Marco è l'approdo di un mondo senza tempo, un Eden di assoluta bellezza, quasi troppa. Ti immergi in un quadro del Canaletto e sai che tutto è inaspettatamente vero: il verdastro della Laguna, il rosa del Palazzo Ducale, l'oro della basilica, l'arancione del Campanile, il blu della torre dei Mori e mille altre sfumature e pennellate. Da Rialto alla Salute, dai Frari a San Zanipolo, fino alla più piccola calle sai che sei lì, in ogni istante: Venezia la vedi, la tocchi, la respiri, la senti e in ogni angolo ti accorgi che ti trovi dentro uno scrigno d'arte, di storia e di cultura. Uno scrigno ancora più bello e prezioso perchè delicatissimo, quasi di carta.
lunedì 30 ottobre 2006
Calcio/Là dove cadono le Aquile
La squadra è ben lontana dal gioco che desidera il tatticissimo Rossi e i due antichi gemelli del gol Rocchi e Pandev da troppe partite sembrano essere neanche lontani parenti. Anche con l'Udinese l'undici biancoceleste è stato soverchiato nel gioco prima che nel risultato e se non fosse stato per il fenomenale nonno Ballotta - 43 anni e un fisico da ragazzino! - i friulani avrebbero potuto dilagare in goleada. Poi c'è la Champions e anche qui i tasti dolenti non mancano: il girone non è facile, ma nanche impossibile eppure la Lazio è quasi tagliata fuori dopo appena tre partite. E da qui si apre il terzo capitolo oscuro, quello del mercato. Vista la "missione compiuta" lo scorso anno e il sudato accesso all'Europa che conta, molti si aspettavano qualche investimento in più per rafforzare una rosa già buona, ma non certo adeguata per confrontarsi con le grandi del continente. I pezzi pregiati sono rimasti, ma non è bastato. Una campagna acquisti oculata, come prevede la dottrina Lotitiana, ma di certo finora non azzeccata come quella di Napoli o Fiorentina che hanno fatto - finora - bella figura con poca spesa.Scaloni? Finora un oggetto misterioso. Meghni? Sembra un fantasma. E sul mercato laziale pesa soprattutto la non chiara gestione dell'affaire Carrizo, un portiere di grande livello che è stato sostituito all'ultimo secondo dal non certo fenomenale Muslera. E i "buchi" nella rosa sono diventati autentiche voragini quando anche la scure della sfortuna, con una serie incredibile di infortuni, si è abbattuta sui biancocelesti, specie se difensori. Se poi ci aggiungiamo la brutta storia emersa con l'intercettazione della telefonata di Rossi a Lotito, che peraltro è costata il deferimento all'allenatore romagnolo, il quadro è completo. Ovvio che ora lala contestazione al presidente, amante del latino come della gestione oculata, non sia relegata solo ai tifosi più "Irriducibili", ma coinvolga anche i settori della tribuna. Insomma gli Aquilotti stanno per cadere dal nido dorato della Champions e anche in campionato sono impastati nella metà bassa della classifica. Per volare più in alto ci vorrebbero altre ali, ossia una rosa più competitiva, o perlomeno la disciplina tattica che Rossi ha sempre saputo dare alle sue squadre. Carattere e determinazione, e niente da "ammorbidire".



