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domenica 23 novembre 2008

Dalla Russia...con lavoro

C’è chi viene in Italia per cercare lavoro e c’è invece chi giunge nel nostro Paese perché, per così dire, è il lavoro che ha cercato lui. Non è un gioco di parole, ma il caso di Denis, 27 anni russo, ormai da qualche mese nel quartier generale di Fabriano della Indesit, multinazionale leader nel settore elettrodomestici. Un caso raro? Sicuramente è la combinazione fra un’azienda lungimirante, che crede nel mercato globalizzato e nei talenti pescati all’estero, e la preparazione di un ragazzo che ha saputo investire su sé stesso. (segue)

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domenica 16 novembre 2008

Io, interinale dal Senegal

"Il lavoro ormai è un problema per tutti, me lo dicono anche gli amici italiani: il sogno è un posto fisso, ma con l’agenzia interinale non sono mai rimasto disoccupato". Un tipo concreto, Gueye Papa Amadou Satala, trentacinquenne senegalese trapiantato nel trevigiano da ormai otto anni. Pochi fronzoli e tanta voglia di lavorare, la stessa che lo ha spinto nel nostro Paese per raggiungere il fratello. "Sono arrivato nel 2000, sono venuto qui per lavorare - racconta - mio fratello era già in Italia ed è lui che mi ha portato qui". Gueye in Senegal lascia la mamma e le sorelle, ma oltre alla nostalgia si trova subito ad affrontare altri problemi:"All’inizio non mi sono trovato bene per la lingua, facevo fatica ad imparare e non potendo comunicare tutto era più difficile - ricorda Gueye - ho iniziato in un’impresa dove facevo i pavimenti, ma ero in prova e dopo un mese di lavoro mi hanno lasciato a spasso" . (SEGUE)

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giovedì 23 novembre 2006

Dalla Russia...con lavoro

La storia inizia cinque anni e mezzo fa quando la Indesit è alla caccia di giovani brillanti per il suo nuovo stabilimento del lavaggio in allestimento a Lipetz, in Russia. «Sono stato assunto all’inizio del 2003 e non ero ancora laureato - racconta Denis - stavo completando gli studi universitari di tipo tecnico e la Indesit ha preso me, assieme ad un mio amico, per il progetto del nuovo stabilimento» L’azienda marchigiana inizia presto ad allevare i suoi talenti e, proprio come una società di calcio che scova futuri campioni all’estero, li sottopone a duri allenamenti:«Ho iniziato a seguire un corso di lingua italiana in Russia per otto ore al giorno – prosegue - poi sono venuto in Italia per sei mesi continuando la formazione con un periodo di affiancamento nello stabilimento di Brembate, vicino a Bergamo». «Sono tornato in Russia a fine 2003 quando ormai lo stabilimento era quasi pronto - ricorda - poi finalmente il 4 aprile 2004 la fabbrica è stata avviata con me come responsabile di processo del reparto qualità» La carriera di Denis brucia le tappe: nel 2006, è responsabile della qualità dell’intero stabilimento e nei primi mesi del 2008 la Indesit lo vuole nella casa madre. Il ruolo è quello di Quality manager processo e prodotto all’interno della direzione tecnica laundry:«Sono tornato in Italia quest’anno - spiega Denis - aldilà del lavoro mi trovo abbastanza bene, ho portato mia moglie e mia figlia e ed è bello stare insieme qui e poi molti colleghi li conoscevo già» Tutto bene insomma, o quasi:«L’unico problema è il permesso di soggiorno, un processo troppo lungo con la burocrazia italiana - afferma - dal punto di vista formale crea difficoltà anche per mia famiglia». A parte questo neo, il presente di Denis è felice ed è in Italia, ma per il futuro il giovane russo pensa anche al ritorno:«Almeno per i prossimi 2-3 anni non cambierei anche per la tranquillità della mia famiglia. L’Italia mi piace - conclude - un domani però non escludo di tornare in Russia, là si stanno aprendo tante possibilità».

mercoledì 16 novembre 2005

Io, interinale dal Senegal (segue)

La svolta arriva quando Gueye decide di rivolgersi ad un’agenzia di lavoro interinale: gira tutta la provincia di Treviso, ma non resta praticamente mai disoccupato e soprattutto non finisce nel vortice del lavoro sommerso:"Non mi è mai capitato di lavorare in nero - afferma - ma non potevo rimanere senza fare niente così mi sono rivolto all’agenzia, dove mi hanno trattato bene e mi hanno sempre rispettato". "Ho cambiato tanti lavori – spiega – tre mesi presso una ditta di lampadari, poi in una fabbrica di stampi per materie plastiche e infine quattro anni presso un’azienda che produce cucine". Di questa esperienza Gueye ha un ricordo davvero particolare che testimonia come l’integrazione sia possibile più nel lavoro quotidiano che in tante parole:"Nell’azienda di arredamenti mi occupavo della verniciatura dei mobili e ho trovato molte brave persone - racconta - all’inizio non sapevo niente della verniciatura, così mi hanno insegnato passo dopo passo e hanno avuto davvero tanta pazienza con me". "Mi hanno accolto bene - prosegue - l’ambiente era quasi familiare e stavano anche pensando di assumermi, ma purtroppo l’azienda è andata in crisi e hanno dovuto mettere in cassa integrazione gli altri operai".
Problemi del lavoro come un qualsiasi cittadino italiano, ma per quanto riguarda l’integrazione tutto è filato liscio. Senegal o Italia, quel che più preoccupa Gueye sono le persone false e di quelle, a suo dire, se ne trovano a qualsiasi latitudine. "Non ho mai avuto problemi, quando ti trovi con gente che si comporta bene è facile comportarsi di conseguenza - spiega - non mi preoccupa il razzismo, ormai conosco le persone e devo dire che tutto il mondo è paese: a volte ci sono quelli che parlano dietro agli altri, ma succede ovunque. Di sicuro non mi piace chi appare in un modo e poi si rivela essere tutt’altro". Ad ogni modo Gueye dà un giudizio positivo della sua esperienza nel nostro Paese:"Come ambiente mi sono trovato bene anche se non sono un tipo che va molto in giro: o sono al lavoro o sono a casa - aggiunge - qualche volta sono andato in discoteca, ma ormai è tanto tempo che non ci vado". Casa e lavoro quindi, ma per fortuna pure gli amici non mancano:"Sì amici ne ho, molti stranieri, ma anche qualche italiano e anche loro mi dicono che ormai il lavoro è un problema davvero per tutti". Ecco dunque che si torna alla principale preoccupazione di Gueye:"Il lavoro viene prima di tutto - ribadisce - vivo in una casa a Villorba vicino a Treviso e l’affitto costa tanto, una buona parte del mio stipendio va a finire lì. Al momento sono senza lavoro perché il precedente contratto è scaduto, ma non sto ad aspettare, anzi con l’agenzia mi sto muovendo per cercare una nuova occupazione". Insomma il suo futuro Gueye se lo deve conquistare giorno dopo giorno e spesso può emergere anche lo sconforto: "Mi succede tante volte di voler mollare tutto perché non è facile - confessa - ma cosa devo fare? Resisto e poi sono gli amici che spesso mi fanno coraggio". Insomma il giovane senegalese non si dà certo per vinto e anzi non smette di inseguire il suo sogno:"L’obiettivo è trovare un lavoro a tempo indeterminato che mi permetta di costruirmi un futuro - conclude - poi, in seguito, mi piacerebbe tornare in Senegal, dove non vado dal 2003. Vorrei farmi una famiglia e trovarmi un’attività là, perché comunque sia, quando sei fuori dal tuo paese ti manca sempre qualcosa".