sabato 15 ottobre 2005

Genova



G rigia, ma non triste
E’ austera e vagabonda.
Nei carruggi
O nelle piazze
Vive un mondo suo
Abbracciata col mare





Genova è il saluto timido di due giovani innamorati alla stazione Principe. Non si parlano, ma si guardano mentre il vento accarezza i capelli di lei e la gente corre, distratta, ai binari. Genova è la riservatezza quasi ossessiva che diventa burbera, la paura di lasciarsi andare, il timore di apparire. Si dice che per capire Genova – e i Genovesi – bisogna osservare bene i suoi palazzi nobiliari: austeri, severi, quasi opprimenti fuori, un meraviglioso abbraccio per chi ha il privilegio di entrarci dentro, fra giardini e colonnati. E allora scendiamo da via Balbi fino all’Annunziata, fra matricole coi libri sotto braccio e suonatori di strada. E ancora in via Garibaldi, fra architetture barocche e sontuose che quasi schiacciano il sottile nastro di strada e sembrano voler gareggiare in forza e bellezza. Fontane Marose è uno slargo dove si tuffano vicoli che invitano a scoprire i loro misteri. Ma non è ancora tempo. Piazza De Ferrari: la fontana, il teatro, la zecca, il Ducale. Tutto qui sa di grandezza, viatico necessario per via Venti e per i suoi interminabili, eleganti portici interrotti solo da S.Stefano, chiesa “sospesa” fra i palazzi e pure nel tempo.
Ma l’anima di Genova va cercata più nel profondo, fra i carruggi che menano al porto, nel fascino di piazza delle Erbe, nell’incompiutezza di San Lorenzo, scendendo sempre più giù fino al porto antico e a Caricamento dove l’eleganza ha tutt’altri caratteri. Ecco qui il mare si incontra con Genova. Non si parlano, ma si guardano, mentre la gente corre, sempre più distratta.

lunedì 18 agosto 2003

Barcellona


Baia assolata
Armonia di colori
Ramblas.
Cammino fra le bancarelle
E arrivo al Barri Gotic
Là è un dedalo di vicoli
Là è un'altra città
Oppure no?
Navi salutano il porto
Anch'io resto a contemplare il mare



Barcellona non è una città, è un segno che ti rimane sulla pelle, un caleidoscopio che ti riempie gli occhi. Barcellona è mille anime e mille volti. Il Port Vell è un abbraccio che ti avvolge col suo fascino, fra le palme che si confondono con gli alberi delle navi. E l'azzurro è uno sfondo perenne fra i ponti di legno e i grattacieli. La spiaggia di Barceloneta il giorno, il Maremagnum la notte, le Ramblas sempre! E' blasfemo definirli viali alberati, sono un palcoscenico perenne della Catalogna, l'interminabile regno della sua Movida, fra i sapori e i colori di paella, servita sui tavolini all'aperto. E si arriva in Piazza Catalunya, e poi, quasi per inerzia, si torna indietro. E allora ci si immerge nella sacralità e nel mistero del Barri Gotic, in quel labirinto di vie che su altre coste chiamerebbero Caruggi. Logge, bifore, pinnacoli, architetture che sembrano pizzi... un regno delle fiabe, straordinarianente vivo e maledettamente vero.
E quasi d'improvviso compare la cattedrale con le sue guglie che misticamente accarezzano il cielo. Ma è ora di tuffarsi in un'altra realtà che profuma di onirico, fra le visioni di Picasso e di Gaudì e di quel sogno bello proprio perchè non ancora realizzato. Quel sogno si chiama Sagrada Familia, un atto di profonda Fede e di incoscienza, che poi, in fondo, sono la stessa cosa.